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venerdì 18 giugno 2010

Good Night...People!!! : Rabindranath Tagore


Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze. 
Credevo che la strada davanti a me fosse chiusa e le provviste esaurite. 
Credevo che fosse giunto il tempo di trovare riposo in una oscurità pregna di silenzio. 
Scopro invece che i tuoi progetti per me non sono finiti 
e quando le parole ormai vecchie muoiono sulle mie labbra nuove melodie nascono dal cuore; 
e dove ho perduto le tracce dei vecchi sentieri un nuovo paese mi si apre con tutte le sue meraviglie.

domenica 21 marzo 2010

Good Morning...World!!! Domenica 21 Marzo 2010 : Primo giorno di primavera




Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.



Il personaggio di oggi è Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa e scrittrice italiana.

Per la sua biografia potete leggere qui




venerdì 19 febbraio 2010

Good Morning...World!!! Venerdì 19 Febbraio 2010



"Come si fa a rimanere semplici dopo avere avuto tanto successo?", "Ci si nasce. Il successo è solo una cassa amplificatrice. Se eri imbecille prima di avere successo diventi imbecillissimo, se eri umano diventi umanissimo. Il successo è la lente d'ingrandimento per capire com'eri prima".

Massimo Troisi (San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Roma, 4 giugno 1994) è stato un attore,regista e sceneggiatore italiano. Candidato all'Oscar al miglior attore e all'Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per il film Il postino.

Ha saputo esplorare le tradizioni napoletane seguendo le orme linguistiche ed artistiche di Eduardo De Filippo e Totò, ma rinnovandole con contenuti e capacità recitative del tutto originali. Scompare prematuramente, a quarantuno anni, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche di cui soffriva sin dall'età di dodici anni. Alla sua figura e alla sua recitazione è legata una quasi ingenua spontaneità di espressione, mostrata sempre davanti la macchina da presa e in altre situazioni pubbliche. Ad un anno dalla sua morte, a San Giorgio a Cremano è stato istituito un premio in sua memoria, il Premio Massimo Troisi, e gli è stato dedicato un museo. Mentre studia per conseguire il diploma di geometra all'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Eugenio Pantaleo" di Torre del Greco (che otterrà nel 1977), scrive poesie per diletto ispirandosi a Pasolini, il suo autore preferito, e inizia a recitare, dal 1969, nel teatro parrocchiale dellaChiesa di Sant'Anna insieme ad alcuni amici d'infanzia (tra cui Lello Arena, Nico Mucci, Valeria Pezza), con i quali passa parecchio tempo a giocare a pallone. Nel 1972 il gruppo si stabilisce all'interno di un garage nella città natale di Troisi, si chiama Centro Teatro Spazio e inizia con recite pulcinellesche tipiche della tradizione teatrale napoletana. Due anni dopo entra nel gruppo il chitarrista Vincenzo Purcaro, che assume il nome d'arte Enzo Decaro. Nel 1976 il trio composto da Massimo Troisi-Lello Arena-Enzo Decaro viene chiamato I Saraceni, l'anno seguente diventaLa Smorfia. In teatro ottengono subito successo, dapprima a livello locale, poi anche nazionale (approdano al cabaret romano La Chanson e in locali del Nord Italia). La radio rende famoso il terzetto nella trasmissione Cordialmente insieme dove propongono i famosi sketch dell'Arca di Noè,Annunciazione, Soldati, San Gennaro e tanti altri. La celebrità arriva con le trasmissioni televisive Non Stop (1977) - sarà qui che stringerà due amicizie fondamentali e durature: quella con Marco Messeri e l'altra con Anna Pavignano - La Sberla (1978) e Luna Park (1979) diretti dai registi televisivi Enzo Trapani ed Eros Macchi. L'ultimo spettacolo teatrale del trio è Così è (se vi piace), citazione del Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Troisi diventa il leader del trio, proiettato al ruolo di nuovo interprete della tradizione partenopea. Con la sua gestualità e mimica facciale e col suo linguaggio farfugliante e afasico, a tratti quasi incomprensibile - che ricorda certi monologhi interminabili di Eduardo De Filippo - esprime un'ironica critica nei confronti dei vecchi stilemi napoletani e dei luoghi comuni della società. Il primo film, di cui Troisi è regista, sceneggiatore e attore protagonista è Ricomincio da tre. Nel film la napoletanità è presente soprattutto nei riti familiari, nelle scaramanzie e nell'inerzia di un mondo immutato e immutabile, al quale il protagonista reagisce cercando nuovi stimoli con un viaggio a Firenze dove, seguito da un amico invadente e fastidioso (Lello Arena), Gaetano (Troisi) conosce Marta, una ragazza presso cui trova ospitalità e con la quale avvia una relazione sentimentale. Ricomincio da tre ottiene due Nastri d'Argento (miglior regista esordiente e miglior soggetto) e due David di Donatello (miglior film e miglior attore) e si piazza al secondo posto nella classifica della stagione cinematografica 1980-1981. Un cinema della capitale lo tenne in cartellone per più di un anno. Di particolare effetto è la colonna sonora composta da Pino Daniele. Altro grande successo di pubblico (ma non di critica) lo ottiene nel 1984 con Non ci resta che piangere, unico film a fianco di Roberto Benigni, da lui molto lontano per lingua e gestualità. Il film - basato su una trama elementare - è ricco di citazioni storiche e rimane comunque nell'immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni. Mario (Troisi) e Saverio (Benigni), trovato chiuso un passaggio a livello, passano la notte in una locanda, ma la mattina scoprono di essersi risvegliati a "Frittole", nel 1492. Devono adeguarsi alla vita dell'epoca pur sperando di rientrare nel loro mondo. Fra le tante gag è da menzionare la scena della scrittura di una lettera a Girolamo Savonarola, chiara citazione dell'analoga scena interpretata da Totò e Peppino De Filippo in Totò, Peppino e... la malafemmina. All'inizio del 1994 Troisi, recatosi ancora una volta negli Stati Uniti per dei controlli cardiaci, apprende che deve sottoporsi con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, ma decide di non rimandare le riprese del suo nuovo film[3]: Il postino (1994), girato a Procida e Salina[4] e diretto da Michael Radford, liberamente tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skármeta, che tratta dell'amicizia tra un umile portalettere e Pablo Neruda (Philippe Noiret) durante l'esilio del poeta cileno in Italia. Troisi riesce a terminare il grande capolavoro cinematografico con enorme fatica e con il cuore stremato, facendosi sostituire in alcune scene da una controfigura. Troisi muore nel sonno, nella casa della sorella Annamaria, a Ostia, per attacco cardiaco, il 4 giugno 1994, 12 ore dopo aver terminato le riprese de Il Postino e lascia un vuoto incolmabile nella cinematografia italiana[6]. Amici e conoscenti, nel citarlo più e più volte, hanno sempre messo in luce l'intelligenza, l'esclusività di un personaggio, che pur nella sua indolenza, nel suo modo di esprimere la napoletanità, è sempre rimasto naturalmente umano. 





Se volete leggervi la lettera a Savonarola leggete quest'altro articolo

giovedì 4 febbraio 2010

Good Morning...World!!! Giovedì 04 Gennaio 2010



Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977) è stato un poeta e sceneggiatore francese.

Prévert si dimostra fin dalla sua più giovane età amante della lettura e dello spettacolo. I suoi primi testi risalgono al 1930 quando il poeta pubblica sulla rivista Bifur Souvenirs de famille on l'ange gardechiourme (Ricordi di famiglia ossia l'Angelo aguzzino). L'anno seguente sulla rivista Commerce, dove lavora Giuseppe Ungaretti come redattore, esce il Tentative de description d'un diner de têtes à Paris-France (Tentativo di descrizione di un banchetto a Parigi, Francia) e recita in un film di Marc Allégret, Pomme de terre. Tra il (1932) e il (1936) Prévert svolge un'intensa attività teatrale, lavorando con la compagnia "Gruppo d'Ottobre", della Federazione Teatro Operaio, che intende promuovere un "teatro sociale". Per il gruppo 'Ottobre', Prévert fornisce un inno diventato popolare anche in Italia: 'Marche ou crève' (Marcia o crepa). Scrive 'La Bataille de Fontenoy' (La battaglia di Fontenoy) che viene rappresentata a Mosca nel 1933 durante una Olimpiade internazionale del Teatro Operaio alla quale partecipa anche come attore. Nello stesso periodo inizia le sue collaborazioni cinematografiche producendo gli scenari di alcuni dei vertici poetici del cinema francese. Nel 1936 pubblica sulla rivista Soutes, La crosse en l'air e su Les Cahiers G.L.M. Evénement Scrive i testi delle sue prime canzoni che, musicate da Joseph Kosma, verranno interpretate da famosi cantanti come Juliette Greco, Yves Montand, Mouloudji, Agnès Capri, Marianne Oswald e Les Frères Jacques. Nel 1948, cade da una finestra degli uffici della Radio e precipita sul marciapiede dei Champs-Elysées rimanendo in coma per diverse settimane. Ripresosi si trasferisce con la moglie e la figlia a Saint-Paul de Vence, dove rimane fino al 1951. Nel 1955 ritorna definitivamente a Parigi, pubblica una nuova raccolta di poesie, La pluie et le beau temps e si dedica ad una nuova attività artistica, quella del collage. Negli anni successivi si stabilisce nella sua dimora di Omonville-la-Petite, nel dipartimento della Manche, ma colpito da grave malattia conduce vita ritirata ricevendo solamente alcuni dei suoi più cari amici, come Yves Montand, Juliette Greco, Raymond Queneau, il regista Joseph Losey, l'attore Serge Reggiani e pochi altri. L'11 aprile 1977 Prévert muore a Omonville-la-Petite, di cancro al polmone.



mercoledì 27 gennaio 2010

Good Night..People!!! Per chi ha dimenticato - anno 2010-




"... Io penso che rimane sempre qualche cosa di bello, la natura lo splendore del sole, la libertà, noi stessi; è un possesso che non si perde. Contempla queste cose e ritroverai te stesso e Dio, e riacquisterai il tuo equilibrio. Chi è felice farà felici anche gli altri, chi ha coraggio e fiducia non sarà mai sopraffatto dalla sventura! ... ... ecco che cos'è difficile in quest'epoca: gli ideali, i sogni e le belle aspettative non fanno neppure in tempo a nascere che già vengono colpiti e completamente devastati dalla realtà più crudele. è molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora all'intima bontà dell'uomo. Mi è proprio impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si tornerà a volgersi al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che nel mondo torneranno tranquillità e pace. Nel frattempo devo conservare alti i miei ideali, che forse nei tempi a venire si potranno ancora realizzare! ... "

(15 luglio 1944 - Dal Diario di Anna Frank)




Per chi ha dimenticato - anno 2009

domenica 17 gennaio 2010

Good Night..People!!! Un Natale diverso di Alice Sturiale






Sempre meravigliose le poesie di questa bambina che ci ha lasciato molto presto. Le altre sue poesie le potete trovare usando  la casella di ricerca del mio blog. 


Un Natale diverso 
Sono tre giorni 
che rufolo nel mio cuore 
sto cercando... 
cerco il mio Natale di sempre, 
il Natale felice 
ed emozionante, 
il Natale 
della soddisfazione, 
il Natale 
che cerco e non trovo... 
dove lo avrò messo? 
L'ho infilato 
in una busta 
che quest'anno 
non si apre 
perché mancan 
le forbici, manca 
il mio spirito pronto 
e ho voglia di urlare: 
"Aspettate! 
non è il momento, 
non sono preparata! 
Datemi ancora 
un po' di tempo 
perché non voglio 
vedere la festa 
che scappa veloce 
sotto i miei occhi. 
Datemi tempo, 
basta una notte, questa notte..."

venerdì 22 maggio 2009

Questo è per te di Leonard Cohen

Questo è per te
è il mio intero cuore
è il libro che ti avrei letto
quando fossimo stati vecchi
Adesso sono un'ombra
Sono senza pace come un impero
Tu sei la donna
che mi ha reso libero
Ti ho vista guardare la luna
Non hai esitato
ad amarmi con essa
Ti ho vista onorare gli anemoni
colti tra le rocce
mi hai amato con essi
Sulla sabbia liscia
tra i ciottoli e la spiaggia
mi hai accolto nel cerchio
meglio ancora di come si accoglie un ospite
Tutto ciò è accaduto
nella verità del tempo
nella verità della carne
Ti ho vista con un bambino
mi hai portato al suo profumo
e alle sue visioni
senza chiedermi sangue
Su tantissimi tavoli di legno
adornati con cibo e candele
mille sacramenti
che hai portato nel tuo cesto
Ho visitato la mia creta
Ho visitato la mia nascita
fino a quando sono tornato piccolo
ed impaurito abbastanza
da nascere di nuovo
Ti ho voluta per la tua bellezza
mi hai dato più di te stessa
Hai condiviso la tua bellezza
questo è tutto ciò che ho appreso stanotte
mentre ricordo gli specchi
dai quali sei scomparsa
dopo che hai donato loro
ciò che essi ti chiedevano
per la mia iniziazione
Adesso sono un'ombra
desidero ardentemente
giungere alla fine del mio peregrinare
e vado avanti
con l'energia della tua preghiera
e procedo
in direzione della tua preghiera
poiché tu sei inginocchiata
come un mazzolino di fiori
in una grotta di ossa
dietro la mia fronte
e mi muovo in direzione di un amore
che hai sognato per me
~~~~~~~~~
Leonard Norman Cohen (Montreal, 21 settembre 1934)
Nasce, da genitori ebrei, uno dei più eclettici e sorprendenti artisti del Novecento: Leonard Cohen,un personaggio eccezionale che ha fatto, e continua a fare, dell'arte, nel senso più vasto del termine, il filo conduttore di tutta la sua vita. Musicista, poeta, romanziere, cantautore: questo straordinario artista è tutto questo.
Cohen poeta contemporaneamente parla con una delicatezza e una forza stilistica unica che dà una grande profondità ai suoi versi, teneri, romantici, passionali, fragili e risoluti al tempo stesso, confermando, ancora una volta la sua grande sensibilità e l'acutezza nel sentire, nel percepire, nel raccontare quella Vita che ama con tutto il suo essere e senza riserve.

martedì 19 maggio 2009

Se di Rudyard Kipling



Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;
se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo
se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;
se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: "tieni duro!";
se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e - quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!
~~~~~~~~~~~~~




Joseph Rudyard Kipling nasce nel 1865 a Bombay, in India, da genitori inglesi. La sua infanzia fu sommariamente infelice. A sei anni è mandato, con la sorella, a studiare in Inghilterra presso scuole di rigida tradizione puritana, affinché avesse una "corretta educazione inglese".

Viene così affidato ad una coppia di Southsea, un Comandante di Marina in pensione e la moglie. Allora si usava così, ma l'essere staccato dai genitori in tenera età, apre in Kipling una ferita che non si sarebbe mai più rimarginata: non è quindi un caso se nella sua narrativa si ritrovano spesso storie di bambini abbandonati. Inoltre, le torture fisiche e mentali inflitte dai due mal scelti tutori, ne compromettono definitivamente la salute e la vista.

Nel 1882 torna in India e pubblica la sua prima collezione di racconti, «Plain Tales from the Hills», che riceve subito un successo straordinario. Nei suoi racconti indiani l'India è molto di più di un ambiente reale o di un riflesso di una situazione storica oggettiva. Di volta in volta essa si fa infatti tramite per una dislocazione in un altro tempo, o in un mito, assumendo così una ben precisa funzione ideologica.

Così è anche nel romanzo «Kim», dove la visione indiana della vita si configura come fuga nello spirituale dal Grande Gioco della Politica e dello spionaggio occidentale, mentre nei due «Jungle Books» - certamente la sua opera più nota e di maggior successo - la Natura selvaggia viene addomesticata proiettandovi all'interno le leggi e le regole sociali della cultura vittoriana, e gli animali, coi loro difetti e le loro virtù, diventano campioni di Umanità.

Da queste idee sarebbe poi nata, ad opera di un lettore entusiasta di Kipling - il Generale lord Baden-Powell - l'organizzazione internazionale dei boy-scouts. La popolarità di Kipling diviene enorme, sarà uno degli autori più pagati della sua epoca, letto come nessun altro, ascoltato e venerato come un oracolo!

Nel 1907 gli viene conferito il premio Nobel per la Letteratura per l'opera più segnalata d'indirizzo idealistico. La tragedia della Prima Guerra Mondiale, nella quale perde la vita l'unico figlio maschio dello scrittore, appena diciottenne, e la lunga e sofferente malattia che accompagnerà l'autore fino alla morte, precipitano però Kipling nella sua ultima e più tetra stagione narrativa.

Muore a Londra nel 1936 e viene sepolto nell'Abbazia di Westminster, fra i Grandi d'Inghilterra. Nel 1894 due città del Michigan venivano battezzate, in suo onore, una «Kipling», l'altra «Rudyard»

domenica 17 maggio 2009

Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?
È l'oriente, e Giulietta è il sole.
Sorgi, vivido sole, e uccidi l'invidiosa luna,
malata già e pallida di pena
perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza.
Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa.
Il suo manto di vestale è già di un verde smorto,
e soltanto i pazzi lo indosano. Gettalo via.
È la mia donna; oh, è il mio amore!
se soltanto sapesse di esserlo.
Parla, pure non dice nulla. Come accade?
Parlano i suoi occhi; le risponderò.
No, sono troppo audace; non parla a me;
ma due stelle tra le più lucenti del cielo,
dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi
di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.
E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?
Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle
come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo
fluirebbero per l'aereo spazio così luminosi
che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.
Guarda come posa la guancia sulla mano!
Oh, fossi un guanto su quella mano
e potessi sfiorarle la guancia!
~~~~~~~~~~
William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, battezzato il 26 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) è stato un drammaturgo e poeta inglese. È considerato uno dei più importanti drammaturghi di sempre. Delle sue opere ci sono pervenuti circa 38 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi.
Benché fosse già molto popolare in vita, divenne enormemente famoso dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da numerosi ed importanti personaggi dei secoli seguenti; è spesso considerato inoltre il poeta rappresentativo del popolo inglese, soprannominato anche il Bardo dell'Avon (o semplicemente Il Bardo) oppure il Cigno dell'Avon.
Studiosi ortodossi sostengono che scrisse la maggior parte dei suoi lavori tra il 1586 e il 1612, benché la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse. È considerato uno dei pochi scrittori capaci di eccellere sia nelle tragedie sia nelle commedie, oltre ad essere uno dei pochi capaci di combinare il gusto popolare con la complessa caratterizzazione dei personaggi, poetica e profondità filosofica.
Le sue opere sono state tradotte nelle maggiori lingue e inscenate in tutto il mondo. Inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nella lingua quotidiana inglese. Curiosamente Shakespeare è morto lo stesso giorno del grande scrittore spagnolo Miguel de Cervantes.
Poesie di altri Autori

venerdì 15 maggio 2009

O Capitano! Mio Capitano! di Walt Whitman

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.
O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgo - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
E' solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.
Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all'ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
Percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.
Walt Whitman (West Hills, 31 maggio 1819 – Camden, 26 marzo 1892) è stato un poeta e scrittore statunitense. È conosciuto per essere l'autore della famosa raccolta di poesie Foglie d'erba (pubblicata in diverse edizioni a partire dal 1855).
Fu cantore della libertà (ma anche della sessualità e dell'omosessualità) e di un ideale visionario che pone l'uomo come momento centrale rispetto al senso di percezione e comprensione delle cose.
Cantò, soprattutto, l'essenza di quello che diventerà successivamente il sogno americano. Dalla sua opera proviene la celeberrima ode che inizia con il verso "Oh Capitano, mio capitano" (filo conduttore del film L'attimo fuggente).
Innovatore non tanto per l'audacia dei temi (l'esplodere dell'eros, la morte e la vita viste da vicino), quanto per il modo in cui vengono trattati, Whitman è oggi considerato il maggior poeta dell' Ottocento americano.
Il suo linguaggio, ricchissimo di immagini, tende a una piena comunione con la natura e con i sensi; nella loro straordinaria intensità, i suoi versi trascendono il proprio oggetto per immergerlo in un campo di energia ritmica e psichica di eccezionale impulso vitale.
Pochi poeti nella Storia hanno saputo lasciarci una Poesia scritta e vissuta con un impeto di tale passione e forza stilistica e vitale quanto quella Whitmaniana.
Altre poesie di Walt Whitman
Poesie di altri autori

mercoledì 13 maggio 2009

La Musica di Charles Baudelaire




Spesso la musica mi porta via come fa il mare.
Sotto una volta di bruma o in un vasto etere
metto vela verso la mia pallida stella.
Petto in avanti e polmoni gonfi come vela scalo la cresta
dei flutti accavallati che la notte mi nasconde;
sento vibrare in me tutte le passioni d'un vascello che dolora,
il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi
sull'immenso abisso mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia,
grande specchio della mia disperazione!
~~~~~~~~~~~




Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario e traduttore francese.



« Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante. »



Charles Baudelaire ebbe un'infanzia drammatica e travagliata, segnata più volte da traumi familiari cosa di cui portò le conseguenze per tutta la vita, che fu inquieta e improntata al disordine e alla sregolatezza; inoltre, andò sperperando il patrimonio di famiglia e fece vasto uso di alcool e droghe. Il disagio esistenziale non lo lasciò mai, al punto che tentò il suicidio più di una volta. La sua opera più famosa, la raccolta di poesia «I fiori del male», alla prima edizione nel 1857 fu condannata e sequestrata dalle autorità giudiziarie, perché ritenuta offensiva per la morale; oggi è considerata uno dei capolavori della poesia moderna. L'opera di Baudelaire è molto vasta e complessa. Egli ha improntato la sua poesia sulla perfezione musicale dello stile, e ha favorito fortemente l'affermazione dello simbolismo e dello sperimentalismo, che a loro volta hanno influito sensibilmente sulla poesia del Novecento in tal senso.


martedì 12 maggio 2009

Voglio una coppa piena sino all'orlo di John Keats

"Che terribile bellezza!
Da quest'istante strappo dalla mia mente qualsiasi altra donna"
Voglio una coppa piena sino all'orlo
E dentro annegarci l'anima:
Riempitela d'una droga capace
Di bandire la Donna dalla mente.
E non voglio dell'acqua poetica, che scaldi
I sensi al desiderio lussurioso,
Ma una sorsata profonda
Tracannata dalle onde del Lete,
Per liberare con un incanto il mio
Petto disperato dall'immagine
Più bella che gli occhi miei festanti
Videro, intossicandone la mente.
È inutile - mi perseguita struggente
La dolcezza di quel viso.
Lo sfavillio del suo sguardo splendente -
E quel seno, terrestre paradiso.
Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L'ammirazione per il classico nitore.
Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.
Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L'aura della mia memoria.
John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 23 febbraio 1821) è stato un poeta inglese, uno dei principali esponenti del romanticismo.
« qui giace uno
il cui nome fu scritto
sull'acqua »
(John Keats, epitaffio)
Nel corso della sua breve vita, le sue opere furono bersaglio di una costante critica politica. Fu solo successivamente, con l'importanza del mutamento culturale promosso anche dalla sua opera, che il suo lavoro fu pienamente riconosciuto. La poesia di Keats è caratterizzata da un esuberante amore per la lingua e per l'immaginazione, mitigato dalla malinconia. Spesso credette di comporre all'ombra dei grandi poeti del passato e solo verso la fine della sua vita fu in grado di produrre le sue poesie più originali.
Altre poesie le trovi nella sezione "Poesie della Notte" oppure fai una ricerca

sabato 9 maggio 2009

Poesia della Notte : Canzone erotica di Federico Garcia Lorca


Canzone Erotica
Tutta l'oscurità di notti senza luna
nell'anima è addensata in un fior di lamento.
Nel calice d'acciaio essenze dei Mai Più,
e i petali si tingono d'un'elusa realtà.
La bocca salda e rosa non sentirà il contatto
delle mie labbra stanche di dare baci al vento.
Né le mani assetate nel mio atto dorato
vi lasceran violette recise nella carne.
Sul roveto fiorito restò la mia agonia
scorticata e ferita di Chopin e di piano,
cominciata in un ritmo sessuale e sereno.
E lontano la dea della Malinconia
taglia il mio fiore amaro con la sua calda mano,
imbiancandomi il capo con rose di memoria.
Federico Garcìa Lorca

venerdì 8 maggio 2009

Poesia Notturna : Ciò che ho scritto di noi di Nazim Hikmet

Ciò che ho scritto di noi
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole
ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe
ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.
Nazim Hikmet

giovedì 7 maggio 2009

Poesia Notturna : La Poesia di Trilussa

La poesia
Appena se ne va l'urtima stella
e diventa più pallida la luna
c'è un Merlo che me becca una per una
tutte le rose de la finestrella:
s'agguatta fra li rami de la pianta,
sgrulla la guazza, s'arinfresca e canta.
L'antra matina scesi giù dar letto
co' l'idea de vedello da vicino,
e er Merlo furbo che capì el latino
spalancò l'ale e se n'annò sur tetto.
- Scemo! - je dissi - Nun t'acchiappo mica...-
E je buttai du' pezzi de mollica.
- Nun è - rispose er Merlo - che nun ciabbia
fiducia in te, ché invece me ne fido:
lo so che nu m'infili in uno spido,
lo so che nun me chiudi in una gabbia:
ma sei poeta, e la paura mia
è che me schiaffi in una poesia.
È un pezzo che ce scocci co' li trilli!
Per te, l'ucelli, fanno solo questo:
chiucchiù, ciccì, pipì... Te pare onesto
de facce fa la parte d'imbecilli
senza capì nemmanco una parola
de quello che ce sorte da la gola?
Nove vorte su dieci er cinguettio
che te consola e t'arillegra er core
nun è pe' gnente er canto de l'amore
o l'inno ar sole, o la preghiera a Dio:
ma solamente la soddisfazzione
d'avè fatto una bona diggestione.
(Trilussa)
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